Addio ai galoppini?

Addio ai galoppini?

È finito il tempo dei galoppini? Siamo forse sulla buona strada ma, di certo, ancora in mezzo al guado.

Elezioni dei Municipi e dei Consigli comunali
Foto Ti-Press / Samuel Golay; dal sito www.rsi.ch

Cantonali, federali e, il 10 aprile, le elezioni comunali: per la prima volta gli elettori ticinesi hanno ricevuto le schede a casa propria ed hanno potuto spedirle per posta o imbucarle in Cancelleria anche al di fuori degli orari di voto. La novità è stata apprezzata.
A Monteceneri hanno votato per corrispondenza 7 elettori su 10 nelle elezioni di aprile e addirittura 9 su 10 per le federali di ottobre. È anche verosimile che questa possibilità abbia favorito una buona partecipazione.

Sul Corriere del Ticino del 20 aprile, Nenad Stojanovic ha commentato i risultati di questa riforma ed é giunto alla conclusione che essi segnano «L’addio al galoppino».
Da un altro punto di vista, la RSI era invece giunta alla conclusione opposta: «il mestiere dei procacciatori di voti non conosce crisi».
Chi ha ragione? Ciascuno è libero di avere la sua opinione.
In ogni caso, io sono d’accordo con Nenad: «indietro non si torna più».

Mi spiace però che Nenad abbia fondato la sua opinione solo sui risultati del PPD. Si tratta di un assunto privo fondamento scientifico e che sembra ignorare come il voto per corrispondenza generalizzato anche per le elezioni sia stato approvato in Ticino quando lo ha chiesto anche la Lega dei Ticinesi. A partire da questo dato, con un errore altrettanto grave, si potrebbero analizzare i risultati di questo partito e giungere a conclusioni opposte.

Il mio punto di vista è basato sull’esperienza e alcune sensazioni. Nemmeno io posso portare inconfutabili dati statistici.
Ricordo però che, già alla fine degli anni Ottanta, alcuni dirigenti di PPD e PLRT avevano capito l’esigenza di cambiare il modo di fare politica e il rapporto con gli elettori. Un esercizio che ha messo in crisi (anche se non del tutto cancellato) il «voto di scambio». Alcuni fra i più scontenti hanno così abbandonato i partiti «storici» (PLRT, PPD e PS) per passare ai nuovi partiti con le loro competenze in materia di «galoppinaggio».

Io credo che le abitudini elettorali dei ticinesi stiano cambiando e che, sempre più, il voto esprime(rà) l’opinione di un momento più che l’appartenenza ad un clan. Il PPD (con il Rapporto Jauch, del 1985) è stato il primo a saperlo anche se non lo ha capito e/o non ha avuto il coraggio di osare il cambiamento.
Un errore pagato a caro prezzo, ma non per colpa (anzi per merito) del tramonto che credo inesorabile dei galoppini.

Siamo però ancora in mezzo al guado.
E, allora, la fiducia negli elettori e la rinuncia a chiedere, sollecitare o procacciare voti può essere la causa di qualche sconfitta o delusione personale.
È però il prezzo da pagare sul percorso verso una politica diversa e più trasparente.

Matteo Oleggini

1 COMMENT

  1. Ciao Matteo, grazie del tuo commento. Sono assolutamente d’accordo che il mio non era un articolo che forniva prove scientifiche sugli effetti concreti del voto per posta. Non è posibile farlo in un testo di ca. 3000 battute. Se mi sono concentrato solo sui risultati del PPD era quindi per i motivi di spazio, ma non senza ragione. Negli anni 2006-2009 è stato infatti il PPD a chiedere (dapprima il primo firmatario era Giovanni Jelmini, la seconda volta Nadia Ghisolfi) il voto per corrispondenza generalizzato. I socialisti erano contrari, il PLR e la Lega spaccati. Solo il PPD (e forse i Verdi) erano compatti (o quasi: Boneff votò contro). Dubito che il PPD avrebbe insistito così tanto sul voto per posta se i suoi rappresentati avessero pensato che il partito ne uscirebbe perdente. Quindi c’era un motivo riguardo al mio mio focus sui risultati del PPD. (Non dico però che è a causa del voto per posta che il PPD ha perso in diversi comuni.) L’unica cosa certa è che il voto per posta ha aumentato la partecipazione di almeno 5-6 punti percentuali: dal 47,4% alle federali del 2007, al 54,3 e 54,4% nel 2011 e 2015. Dal 58,5% alle cantonali del 2011 al 62,3% nel 2015. (Idem per il confronto delle elezioni comunali 2012 e 2016, a dipendenza del comune.) Certo, lo so che taluni preferiscono vedere meno cittadini votare ma una percentuale maggiore per il proprio partito: ma a quel punto perché vogliono il sistema democratico e non, che ne so, l’oligarchia, la plutocrazia o la lottocrazia?

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